CNGEI sezione di Bracciano

Quarto potere

Una prima sperimentazione di cineforum di Compagnia ha visto confrontarsi tutti i Rover con uno dei pilastri della filmografia mondiale, Quarto Potere di Orson Welles: la discussione e il confronto dopo la visione sono stati partecipati e ricchi e Paolo ha provato a sintetizzarne i contenuti nel testo che qui pubblichiamo.

Interfacciarsi con un film come “Quarto potere” di Orson Wells è quanto mai ostico per più di una ragione: innanzitutto l’aura quasi di venerazione che i cinefili porgono, a ragione, a questo film che lo rende quasi minaccioso per la paura di non apprezzarlo e sembrare così stupidi o superficiali. Poi va considerato l’impegno intellettuale necessario per godere a pieno del film che deve essere seguito attentamente e senza distrazioni. Infine il capolavoro di Orson Wells è un film del 1941 che, sebbene modernissimo tutt’ora sotto molti punti di vista, rimane un film del 1941 che dura 2 ore piene, una sfida non banale per un cinefilo alle prime armi. Questa sfida è stata raccolta dalla compagnia Giullari Erranti che, nella sera del 2 Gennaio 2017, si è apprestata al film con serietà e sincero interesse trovandosi poi 2 ore dopo a parlarne intorno ad un tavolo con vicino un fuoco scoppiettante. Il discorso intavolato si è svolto come un flusso di coscienza collettivo seguendo più l’emotività e l’interesse che una scaletta ben precisa dove il film è stato solo un punto d’inizio per una discussione sull’informazione, il suo potere e la sua importanza nella società. Partendo dall’analisi del tema del giornalismo così come veniva trattato in “Quarto potere” si è poi allargato il focus a che ruolo quel quarto potere avesse nella nostra società: come l’informazione viene manipolata dai giornali? Chi si trova dietro i giornali più grandi d’Italia? Come la fast information stia minando l’intero comparto giornalistico e come esso risponde al problema? Tutti interrogativi a cui si è tentato di dare una risposta mai banale e sempre ragionata. Infine il discorso è virato su caratteri più eterei: ci si è chiesto se un’idea meritasse sempre di essere espressa, se fosse possibile fornire un’informazione del tutto priva da contaminazioni di carattere personale o ancora se e come fosse possibile farsi una propria idea scevra da indirizzamenti altrui. Il fuoco, infine, si è spento e con lui la serata di discussioni della compagnia, ma, nell’andare a dormire, chi vi scrive è abbastanza sicuro che in ognuno dei rover la fiamma della polemica del dibattito fosse ben accesa.

E la CapoCompagnia offre questo ulteriore contributo di sintesi del confronto.

La storia esiste se qualcuno la racconta.

La maggior parte delle informazioni o delle conoscenze che abbiamo della società in cui viviamo, dei fenomeni sociali ed economici, del mondo in generale non è dovuta ad esperienza diretta, ma a descrizioni ed interpretazioni fatte da altri.

Un ruolo importante in questo senso è svolto dai “media” che influenzano la nostra percezione della realtà in vari modi. Lo spazio dedicato ad alcune notizie, l’enfasi e la ripetitività portano ascoltatori e/o lettori a considerare quei fatti particolarmente importanti e problematici. Oppure i media influenzano il modo in cui pensiamo ai fatti che accadono e spingono ad adottare un punto di vista omogeneo.

Occorre, pertanto, acquisire un atteggiamento critico nei confronti delle informazioni date dai media; riconoscere le informazioni e distinguere i fatti dalle opinioni dei giornalisti; abituarsi a cercare informazioni da fonti diverse per poterle mettere a confronto; riconoscere fonti attendibili di informazione anche nell’uso di Internet

Accettare luoghi comuni, conoscenze non verificate, giudizi preconfezionati ci porta alla creazione di stereotipi. Gli stereotipi ci permettono di comprendere la complessità del mondo esterno, ma la semplificazione e la mancanza di verifica diventa un ostacolo alla reale conoscenza del mondo che ci circonda. Poiché gli stereotipi sono aspettative che possono influenzare i nostri comportamenti, essi costituiscono la base sopra cui si costruiscono pregiudizi, discriminazione e razzismo, da ciò la necessità di acquisire un pensiero critico. Infine dobbiamo comprendere che gli altri, “estranei” a noi, condividono con noi pensieri ed emozioni , e pertanto dobbiamo sviluppare la capacità di assumere il punto di vista dell’altro, diventare consapevoli delle emozioni e dei bisogni dell’altro e dare la corretta risposta emotiva ai loro bisogni.