CNGEI sezione di Bracciano

Con il tuo passo

Sabato 2 giugno Agesci ha organizzato nella base di Bracciano il convegno “Con il tuo passo” per capi educatori e dedicato a percorsi di accoglienza e di inclusione per giovani con disabilità: il Presidente e il Capo Scout Cngei, impossibilitati a partecipare, sono stati rappresentati da Capo Gruppo e Commissario di Bracciano.

Le relazioni introduttive sono state tenute da Anna Contardi, Andrea Canevaro e Suor Veronica Donadello: questa breve nota è dedicata alla prima di queste relazioni.

Anna Contardi è stata una capo scout, conosce il metodo educativo, lo ha praticato e ne è stata formatrice, ne parla quindi come chi ne è partecipe soffermandosi su aspetti peculiari ben conosciuti da chi si è formato e ha vissuto l'esperienza di educatore scout. Pur mantenendo il fuoco sulle condizioni e sulle valenze dell'offerta scout a giovani con disabilità, la sua trattazione ha sviluppato considerazioni molto interessanti sulla formazione dei capi al metodo scout e sul rapporto capo-ragazzo.

Un primo concetto messo a fuoco è stata l'uguaglianza verso la diversità: tutti uguali / tutti diversi, per questo la presenza di giovani con diversità manifeste aiuta tutti a comprendere che tali condizioni sono solo manifestazioni più evidenti di diversità che, seppur con specificità personali, appartengono a ciascuno e che il confronto con tali diversità può arricchire il vissuto di tutti. Statisticamente la disabilità tocca una quota significativa della popolazione (ISTAT indica 3% nella scuola primaria e 4% in quella secondaria di 1° grado), se in un gruppo scout non ci sono o non ci sono mai stati bambini in tale condizione ci si deve interrogare sulle possibili motivazioni: forse, anche se non manifesti e declamati, ci sono degli ostacoli che impediscono tali ingressi, ostacoli che noi stessi possiamo aver contribuito a costruire non solo per disattenzione ma forse per scarsa attenzione ai bisogni del territorio. Ha poi approfondito due obiettivi fondamentali nell'educazione scout, l'autonomia e la responsabilità, entrambi ancor più preziosi da costruire e da coltivare per persone che soffrono di qualche svantaggio nella prospettiva di un inserimento attivo e gratificante della comunità in cui vivono. Passando alle caratteristiche, alla preparazione e all'atteggiamento che ci si può augurare in un capo che si trovi ad avere in unità un ragazzo con handicap, ha sottolineato che serve un capo formato sul metodo, non serve né un terapista né un capo di sostegno, serve invece un capo attento a ciò che il ragazzo è e ciò che sa fare per valorizzarlo, piuttosto che attento a ciò che non è e ciò che non sa fare, in altre parole il famoso 5% di BP su cui lavorare per svilupparlo. Altro punto messo a fuoco sono state le attività da organizzare in unità per consentire la partecipazione di tutti: un punto cruciale è stato che le attività non sono il metodo scout, ne fanno parte ma il metodo è molto più ampio e ricco, la proposta forte è stata quella di organizzare le attività per i ragazzi che si hanno piuttosto che proporre loro le attività che abbiamo pensato o che siamo abituati a predisporre, insomma una possibile inversione di prospettiva. Infine si è soffermata sul ruolo da assegnare nelle attività a un possibile ragazzo con dei limiti (ma vale un po' per tutti): è importante che ci siano attività in cui ciascuno ha la possibilità di essere protagonista, altre in cui può partecipare da non-protagonista, altre ancora in cui può essere spettatore, ed è importante che questo mix di occasioni sia offerto a ciascun ragazzo.

Di Anna Contardi si può vedere un intervento su youtube intitolato Uno scoutismo normale per persone speciali (30 min), è sulla falsa riga di questo video che è stata condotta la sua relazione.