CNGEI sezione di Bracciano

Un'avventura nel Polesine

La Compagnia Giullari Erranti la voglia di vivere un’avventura all’insegna del viaggio e del camminare insieme ce l’ha scritta nel nome, nero su bianco. Non sappiamo resistere all’idea di un viaggio che ci faccia vivere la strada e quest’estate a chiamarci è stato il meraviglioso territorio del Polesine, la pianura circostante il Delta del Po: un luogo ricco di storia, di paesaggi lussureggianti, di paesini caratteristici e di persone bonarie ed infaticabili. Quest’anno la strada l’abbiamo davvero sentita sotto i nostri piedi, o per meglio dire sotto le nostre ruote: ci siamo principalmente spostati in bici, andando di giorno in giorno verso mete differenti, snodandoci tra sentieri sterrati, strade assolate (e quanto assolate!), una tintarella da vero ciclista e, talvolta, cadendo anche come veri ciclisti!

Il nostro primo campo base è stato posto all’oasi di Torre Abate di Santa Giustina, un vero e proprio paese “artificiale”, poiché costruito dopo la Seconda Guerra Mondiale in un luogo deciso a tavolino che fosse comodo per gli agricoltori della zona. Gambe sul sellino e siamo partiti alla volta del Bosco della Mesola: un bosco il cui ambiente acquitrinoso è adatto allo sviluppo di varie specie animali e vegetali, tra cui il famoso Cervo della Mesola, un cervo più piccolo del comune cervo europeo, specie protetta; pensate che al cervo è dedicato addirittura un intero museo, proprio nel paese di Mesola: il pomeriggio ci ha visto costeggiare il Po su una lunga pista ciclabile, che ci ha portati nel cuore del centro medioevale di Mesola, con la sua piazza di sanpietrini, le sue caratteristiche botteghe porticate e il suo castello, ospitante il museo del cervo.

Ma i nostri viaggi su due ruote non potevano di certo finire qui e la strada ci ha portato in luoghi stupendi, come l’Abbazia di Pomposa, con i suoi affreschi suggestivi, ben due ponti di barche oltrepassabili in bicichetta o in automobile, un parco comprendente delle dune fossili risalenti alla preistoria, un museo a Ca’ Vendramin che un tempo era la fabbrica con le prime idrovore utilizzate per bonificare il Polesine (costruita da un ingegnere d’eccezione, il formidabile Antonio Zecchettin) e, infine, il vero e proprio delta del Po, esplorato sotto la guida di Luca, un pescatore che, portandoci tra gli stretti e labirintici canali della foce, ci ha mostrato la meraviglia della fauna locale: aironi rossi e cenerini, cefali, pesci gatto, beccacce, gabbiani, vongole, sarde e anguille (buonissime, tra l’altro), ostriche e chi più ne ha, più ne metta!

Dopo una sosta a Chioggia, una piccola Venezia, con la sua Torre Campanaria (con dentro l’orologio meccanico più antico al mondo) ed un Museo di Storia Naturale davvero pieno di curiosità, il nostro viaggio non poteva di certo finire.

Così siamo andati a casa di Roberto, un operatore del WWF, che gestisce un’oasi proprio vicino casa sua, oltre che una fattoria piena di cavalli, asini e addirittura una maialina tibetana ed un orto biologico. Roberto ci ha offerto uno spazio in un terreno vicino dove piantare le tende,e per qualche giorno abbiamo vissuto sulla nostra pelle il vero spirito scout: immersi nella natura, abbiamo fatto servizio aiutando Roberto sia con il suo orto e gli animali, ma anche mettendo a posto l’Oasi del WWF e prendendoci cura di alcuni suoi aspetti. Non impauriti dal sudore e dalla fatica (ma sicuramente impauriti dalle zanzare, che erano una miriade!), attrezzi in spalla (tutti non motorizzati, visto che non si può espellere gas da macchinari nell’Oasi) ci siamo dedicati a ripulire i sentieri dell’oasi, tagliare l’erba con la falce nei luoghi d’interesse, segare i rami pericolosi per i ciclisti ed i passanti, a rimuovere i rovi dai sentieri ed anche a sistemare un cancello d’entrata per l’Oasi.

Questi giorni di servizio ci hanno regalato anche dei meravigliosi fuochi notturni, accesi grazie alle sterpaglie secche procurateci da Roberto, che si è unito a noi con la moglie e la figlia ai nostri giochi e canti scout. Spirito di gruppo, canzoni e risate sotto un cielo stellato non inquinato da luci artificiali, quasi sempre libero da qualsivoglia nuvola: un ricordo ed un’esperienza di un calore che sembra quasi di risentire sulla propria pelle ripensandoci.

Ma la nostra attitudine di raminghi erranti non aveva ancora esaurito tutte le sue cartucce, e le biciclette ci hanno di nuovo chiamato a sé: il Polesine aveva ancora molto da darci.

Adria ci ha accolti come una cittadina ridente e ricca di storia, con un museo etrusco zeppo di gioielli ed anfore antiche. A risvegliare la nostra curiosità ci ha pensato il Museo della Repubblica di Bosgattia, dedicato interamente alla curiosa ed omonima repubblica veramente esistita: uno Stato indipendente minuscolo e sviluppatosi per circa vent’anni su un’ansa del Po, gestito da un gruppo di amici studiosi ed accademici, che d’estate si dedicavano ad una vita comunitaria e basata sull’autosufficienza alimentare all’insegna della comunione con la natura e dello stare insieme.

In dirittura d’arrivo verso la fine della nostra esperienza, dopo qualche scivolone in bici, la Compagnia si è dedicata a momenti di raccoglimento più importanti: ben due Rover hanno ricevuto il loro Totem, accettato da entrambi con entusiasmo, e abbiamo firmato la nostra Carta di Compagnia, rivista insieme e passata al vaglio di tutti i membri.

Prima di tornare a casa, il nostro spirito d’avventura ci ha condotti a Venezia, esplorata sotto la guida di un condottiero d’eccezione: Maurizio, un nostro amico laureato in Storia dell’Arte. Venezia, oltre che alla meraviglia delle sue strade, dei suoi scorci, di San Marco, ci ha colpito come esperienza umana, specialmente nel Ghetto ebraico, il primo della storia; è possibile vedere la piazza originale del ghetto e le sinagoghe interne ai condomini e alle case, costruite di nascosto per sfuggire alle persecuzioni razziali: uno scorcio antropologico significativo e tragico, in quella che a prima vista sembrerebbe una città monumentale, solo ricca di arte e meraviglia.

Ogni viaggio è tale perché si ha un posto in cui tornare, e per noi era giunto il momento di finire il Campo e fare ritorno a Bracciano. Una foto di gruppo scattata con Roberto e la sua famiglia, qualche abbraccio, e siamo pronti alla partenza.

Il Polesine ci ha regalato non solo un luogo pregno di storia, ma anche e soprattutto pieno a livello umano: una terra costruita sulla fatica e sulla scorza dura dei suoi abitanti solari ed infaticabili, così affezionati alle loro origini e tradizioni, orgogliosi dei loro paesaggi indimenticabili e delle sorprese che essi nascondono.

La sabbia umida delle rive del Po, gli orizzonti assolati rischiarati dal riflesso dei canali, la laboriosità creativa della gente del posto e l’odore umido delle strade del Polesine rimarranno ancora per moltissimo tempo sulla pelle dei Giullari Erranti.

Lorenzo